Per oltre un decennio ho lavorato come Project Manager.
Non toccavo il codice, non scrivevo software. Il mio compito era un altro: far marciare la macchina del progetto. E far marciare il progetto significava, essenzialmente, far funzionare il team. Le persone.
In quegli anni ho imparato a osservare. Quando qualcosa si bloccava, quando le scadenze sembravano irraggiungibili, raramente il problema era tecnico. Guardando meglio, mi accorgevo che la crepa nel progetto non era altro che il riflesso di una crepa nelle persone. Vedevo la stanchezza, la perdita di centro, la dispersione di energia. Ho capito che non puoi avere un risultato integro se non sono integre le persone che lo costruiscono.
È stato lì che il mio sguardo si è spostato.
Ho capito che la vera "manutenzione" da fare non era sui diagrammi di Gantt, ma sull'essere umano. Ho scelto di dedicarmi a questo: aiutare gli individui e i gruppi a ritrovare il proprio asse, a ricomporre i pezzi, perché ho visto con i miei occhi che quando una persona guarisce la propria fessura, tutto ciò che tocca riprende a funzionare.
Non scritto da un guru isolato dal mondo, ma da chi conosce bene le pressioni della vita reale e ha deciso di mettere la propria esperienza al servizio degli altri. Qui non trovi solo tecniche per "stare meglio", ma strumenti per tornare intero. Perché, come ho imparato gestendo team complessi, l'unico modo per far funzionare la vita fuori è curare la vita dentro.